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domenica, dicembre 17, 2006
psychick warriors ov gaia - ov biosphere and sacred grooves (kk 1992)
quando vidi dal vivo i pwog (tanto vale scrivere così, sennò ogni volta è una menata) a intorno alla seconda metà dei '90 erano in due, e fecero un concerto incredibile, una lunga cavalcata introdotta dal rombo di un jet in partenzae finita co un loop di percussioni (dall'età presente alla prima età dell'uomo attraverso un rito ancestrale come è quello della danza? ipotesi neanche tanto bizzarra, tenendo conto che in quel decennio si parlava parecchio di techno-primitivismo, vd. alle voci piercing e tatuaggi tribali), che probabilmente è stata la mia prima esperienza live di musica elettronica.
all'epoca la scarsità di pecunia e le tante, troppe novità epocali che uscivano a getto continuo (bel decennio i 90, sul serio) non mi fecero recuperare questa gemma elettronica, e ora che l'ho trovata usata mi ritrovo a piangere sul tempo passato e perduto.
un gioiello, altro che, diviso in tre parti assolutamente distinte.
la prima -il blocco unico che comprende "the challenge (part one), "linkage" e "the tydes (they turn)"- è più etnico-ambientale, sotto certi aspetti quasi una versione meno "prog" degli orb, la seconda -una sola traccia, "obsidian"- la più techno e tutto sommato la più immediata, la terza -il blocco comprendente "anathema ov jean jacques derrillard", "the challenge (part two", "the key (version)" e "new edge mantra"- è quasi più figlia di certo industrial, fa pensare parecchio a band come 23 skidoo e psichic tv (daltronde venivano da quel giro -notati i titoli e l'uso insistito di "ov"? peraltro nel libretto c'è l'indirizzo del templio della gioventù psichica: chissà che scrivendogli non mi rispondano...GO PAGAN, come recitava una maglietta vista di recente a un concerto), anche se alla fin fine queste mie divisioni teoriche sono puramente arbitrarie, nel senso che quegli elementi (l'ambient, l'etnica, l'industrial, la techno) si ritrovano in tutto il disco, quasi come si affrontasse un frattale composto di parti che si ripetono uguali...
a fronte di un simile capolavoro uno potrebbe chiedersi come vengano ora considerati i pwog: bene, la risposta è che sono spariti da radar, che di questo disco non si ricorda più nessuno, che pure nelle classifiche sui migliori dischi di musica elettronica (primo esempio che mi viene in mente quella di "mucchio extra" di un paio di anni fa...) sono oggetti messi da parte.
chissà se unj giorno salterà fuori un simon reynolds a ridar loro la dignità che un disco simi le merita...
G.
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