intortetor
hooligan musicale a tempo perso


sabato, luglio 12, 2008

part of the weekend never dies

pellegrinaggio al traffic, ormai una delle poche certezze per i grandi festival italiani, nel senso che almeno una giornata memorabile c'è sempre.
a sto giro il giorno migliore prevede un duo a me sconosciuto, i battles, i soulwax (anche in versione 2 many dj's) e tricky: il tempo per arrivare a torino ci impedisce di vedere i primi due nomi in cartellone, e a pensarci bene l'orario era abbastanza infame per i non residenti (specie se provenienti dal lavoro), ma i soulwax fanno un live-set bello potente sollevare l'umore del sottoscritto. sorta di mix tra house primi anni '90 ed electroclash, i soulwax picchiano sugli strumenti come fabbri, e per un ora fanno un concerto da far ballare anche i sassi, con -credo- parecchio materiale nuovo.
forse in club non riuscirebbero a farsi apprezzare al 100%, ma dal vivo -e in un contesto come quello di un festival- sono ottimi, grazie a un batterista instancabile e a una batteria di synth ferocissima.
immagino che a molti sia sceso l'umore grazie a tricky, che in effetti è ormai lontano anni luce dalla dance e sempre più un rocker: chitarre a confine del hard rock (quasi post-metal, se con quel termine uno intende i tool), tastiere da gruppo new wave, una presenza scenica degna di iggy pop. una corista (da lontano -mi son tenuto fuori dalle prime file, son troppo vecchio per ste cose- pareva anche sexy) gli faceva da valida spalla (e viene ripescata la cover dei public enemy che c'era sul primo disco), e a dar man forte su un pezzo è spuntato victor, mc degli ln ripley, invero decisamente efficace.
tricky c'è ancora, cazzo, ha ancora quella potenza che gli avevo visto esprimere ad un lontano goa boa a campi...se il nuovo disco riflette le atmosfere sentite dal palco direi che è uno dei potenziali dischi dell'anno.
e dopo i 2 many dj's.
allora, il sottoscritto non è un integralista della house e della techno, anzi sono decisamente più attratto da dj-set più da party e cazzari (sempre che tecnicamente non siano fatti coi piedi e che le scalette non vogliano strizzare troppo l'occhio al pubblico più generalista e musicalmente ignorante), e neppure mi scandalizzo per lo stile "30 frammenti di canzoni in 15 minuti", anzi quello è un particolare che ho apprezzato (e segnala una tecnica in effetti non indifferente).
è che se applaudo per un set che inizia con "YMCA" rallentatissima e poi fatta accelerare, non vuol dire che apprezzi "sarà perchè ti amo" dei ricchi & poveri e altre cadute di gusto (fino al finale con "tequila"): indie-snobbata, la definisce un amico, e ha perfettamente ragione.
nota per i genovesi: ma ste cose (ricchi e poveri compresi) non le faceva già il prode dj tristan più di dieci anni fa?
nota per chi caspita organizza il traffic: ma ci deve per forza essere un solo cesso chimico nelle vicinanze dell'area del concerto? cristo, era in condizioni subumane: va bene che è gratis, va bene che solitamente il termine "cesso" viene usato come sinonimo di qualcosa di brutto e spiacevole, ma qualcheduno in più potevate mettercelo.

many thanks to emi & sara
un'altra cazzata di intortetor | 16:28 | commenti

giovedì, luglio 03, 2008

il duka vs. c.s.o.a. zapata (01-07-08)

nonostante avessi segnato l'appuntamento ovunque, riesco ad arrivare al c.s.o.a. zapata in ritardo: colpa di un abbiocco pesante post-cena, che mi rimbambisce completamente...l'appuntamento però è imperdibile, si presenta il libro "roma k.o. - romanzo d'amore droga e lotta di classe"  (agenzia x), scritto da duka e marco philopat.
mentre mi compro una moretti da 66 al baretto mi dicono è iniziato da pochissimo, meglio così.

quanto parla, duka.
è un torrente in piena, inerrestabile.
ha più storie dentro di quante una persona ne possa contenere, ha visto epoche sociali importanti, ha vissuto (sia pur da piccolo) i colpi di coda del '77, poi l'anestesia politica dei primi anni '80, la stagione della pantera (ricordate?), la rinascita (o, meglio, il vero inizio "di massa") dei c.s.o.a., e tutto quello che ne è seguito, compreso il g8 di genova, ha visto gli anni dell'eroina crescente e senti preoccupazione vera quando parla del boom della coca attuale (chi si ricorda gli anni dell'ero diffusa sa cos'è quella preoccupazione).
parla così tanto che ti toglie la possibilità di far domande, perchè ha già detto tutto quello che c'è da dire.
meno male che ha anche una quantità di aneddoti da raccontare, di storie di strada divertenti come solo la vita vera sa essere, intrise di una romanità che è qualcosa che spiegare a parole è impossibile, quell'approccio alla vità che solo li hanno.
si parla di politica, più che del libro in se e per se, e duka ne è contento, perchè la politica è parte integrante della sua vita e perchè non mi sembra abbia granchè voglia di parlar di politica.

in una bollente serata di inizio luglio è un incontro da ricordare, anche se mancava philopat.
ma philopat prima o poi a zena ripasserà, uno come duka lo incontri di rado e ha da dire tanto.
un'altra cazzata di intortetor | 12:51 | commenti

venerdì, giugno 27, 2008

un'altra cazzata di intortetor | 15:50 | commenti

mercoledì, giugno 25, 2008

Caparezza + John Foxx - Palazzo Ducale, 21 giugno 2008

Posso vantarmi di possedere tutti e quattro i dischi degli Ultravox! con John Foxx alla voce (i tre ufficiali più la raccolta "Three Into One") in vinile e non pago possiedo nel medesimo formato anche i suoi primi tre dischi solisti. Insomma, potrei definirmi un fan del magro signore dai capelli grigi che si siede dietro al pianoforte a coda che troneggia sul palco montato in Piazza Matteotti.
Dire che ero felicissimo di poterlo vedere dal vivo (dato che per ragioni anagrafiche mi ero perso sia i suoi fasti che quelli degli Ultravox! periodo Midge Ure -quelli di "Vienna", un classicone da revival anni '80) è un eufemismo, è da fan vero l'idea di vedere un concerto "per pianoforte e immagini" mi andava benissimo, visto che il nostro lavora di sperimentazioni sin dagli esordi.
Solo che le immagini mancano, mancano le traduzioni dei testi, la gente -perchè la piazze è piena- chiacchera (giustamente: siamo all'aperto in una piazza, mica al Carlo Felice), la parte di piano sembra uscita fuori da "Music for Airports", che è molto bello ma francamente è l'ultima cosa che suonerei difronte a un pubblico "generalista" in una piazza, e onestamente non son riuscito a seguire il testo. Operazione quest'ultima che mi riesce meglio quando Foxx legge una poesia-racconto moolto esistenzialista (di completi grigi, ombre, alienazione, paranoia, come se fosse ancora a cavallo tra gli anni '70 e gli anni '80...un momento, a giudicare da certe derive musicali recenti -l'ultimo Portished, ad esempio- direi che certe tematiche sembrano esser tornate prepotentemente di moda), che mi fa ringraziare di aver tenuto in esercizio il mio inglese.
Occasione persa? Si e no, concedetemi una sopensione di giudizio su quello che poteva essere il risultato finale, e forse alla fine i più contenti son quelli che si son portati dietro dischi d'epoca per autografi, visto che Foxx si dimostra assai disponibile..
Tempo di un cambio palco ed ecco il motivo per cui la piazza è ormai stracolma nonostante in tv ci sia Olanda-Russia e in giro ci siano altri appuntamenti (dal terzo giorno del Play a Crevari Invade): Caparezza sale sul palco in tenuta marziana e parte con "Io Vengo dalla Luna", che il pubblico puntualmente canta in coro (come buona parte del resto del repertorio).
Non è difficile capire perchè il ricciuto rapper pugliese piaccia così tanto: in un periodo storico in cui di satira sociale se ne vede ben poca all'orizzonte (sono purtroppo abbastanza vecchio da ricordarmi di un giornale come "Cuore" e di programmi come "Tunnel" e "Avanzi", e non avete idea di quanto li rimpianga), Caparezza azzecca non pochi bersagli, e sa come indorare la pillola -quanti tra il pubblico potrebbero essere perfetti bersagli delle sue canzoni?-grazie a una serie di giochi di parole e linguistici da maestro. Un uso del linguaggio che peraltro giustifica appieno la sua presenza al Festival della Poesia: pochi generi sanno lavorare sulla parola come l'hip hop quando viene fatto realmente bene, e il nostro dell'hip hop tricolore è indubbiamente uno dei migliori grazie anche a un flow originale (per quanto debitore di grandi eccentrici del rap come Busta Rhymes) e a un uso della voce una spanna sopra quello dei colleghi.
Certo, c'è qua e la qualche caduta di tono e non tutte le frecc(iat)e raggiungono il bersaglio, ma il numero degli argomenti tirati fuori è tale da far applaudire senza timore: per intenderci, chi caspita ironizza di sti tempi sulle grandi opere?
E nel caso il discorso finisse per sembrare troppo pesante, ecco una serie di gag tra una canzone e l'altra, di travestimenti artigianali e cheap ("non sono Brachetti...ho imparato tutto da "Art Attack"!", si schernisce: e ti pare poco?) assolutamente funzionali, laddove invece le proiezioni sullo sfondo potevano benissimo essere assenti (o perlomeno proiettate in maniera diversa, visto che così lo schermo è troppo piccolo per un concerto all'aperto...).
Insomma, tutto a posto? Concerto perfetto?
Ehhmmm...no.
So di inimicarmi automaticamente i non pochi fan, ma trovo che musicalmente non sia all'altezza dei testi.
Alla fin fine ciò che il gruppo suona è un crossover rock-funk-punk con qualche piccola pretesa negli arrangiamenti, perfetto per piacere anche a chi il rock non interessa ma è venuto per sentire "quel tizio famoso", costruito per far saltare la gente e per quello scopo perfettamente funzionante, ma nulla più. Diciamo pure il perfetto rock da "concerto del primo maggio", dove la musica deve solo e sempre far divertire, che siam qui per questo e se non è divertente ci annoiamo. Oh, intendiamoci, la band suona molto bene, si adatta all'atmosfera circense on stage e sa ben picchiare, e quindi probabilmente è solo una mia fissazione quella di aspettarmi qualcosa di più.

Però permettetemi il dubbio che se musicalmente osasse tanto quanto testualmente sarebbe qualcosa di incredibile.
un'altra cazzata di intortetor | 15:01 | commenti

venerdì, giugno 20, 2008

poems of the bailing men

piatto ricco per chi come me vive di "vecchio rock" di culto: al festival della poesia ci stanno david thomas e john sinclair.
il primo è l'energumeno che da anni guida una cosa chiamata pere ubu, forse la più grande band new wave americana, di sicuro una delle band che mi cambiato la vita: uno dei primi vinili che mi sono entrati in casa fu quello di "terminal tower", comprato da "sonorama", storico negozio di dischi in quel di pegli, che ai tempi si stava sbarazzando di un bel po di vinile. soprattutto merda, in verità, ma in mezzo spuntavano perle di valore come quella raccolta su rough trade, che conteneva mostri sonori come "final solution", "30 seconds over tokyo" una demo di "the modern dance" senza titolo e una bella versione live di "humor me", tutti brani che mi porto dentro da allora.
il secondo è quel "free john sinclair" che urlava john lennon, è il "john rock" dei dogs(toh, punk: beccati la citazione del gruppo di culto), è il tipo che presenta l'art ensemble of chicago all'inizio di "bap-tizum", ed era la mente (paragone blasfemo: il gianni sassi?) dietro le scorribande dei primi cazzutissimi mc5.
due mondi diversi, due generazioni diverse.
thomas l'avevo già beccato nel pomeriggio: era a de ferrari, seduti sui gradoni, in completo nero e cravatta rossa,che aspettava qualcuno. intorno a lui punkabbestia coi bonghi, gioventù varia, zingarelle che chiedono l'elemosina, cani, e sole come non ne se ne vedeva da settimane. scena apocalittica, con qualche pischello che magari si sente punk perchè ha due o tre mp3 dei sex pistols e ignora di avere affianco un uomo che fu performer ben più magnetico di rotten.
thomas è una figura enorme, minacciosa, incombente, inquisitoria. gioca con la cartografia immaginaria di "erewhon", si fa portare sul palco una lavagna che usa per fare un piccolo schizzo, dovrebbe avere sullo sfondo la traduzione simultanea delle sue poesie ma ciò non avveniene (e impedisce a claudio pozzani-che del festival è l'organizzatore- di tradurre in simultanea "io non capisco loro, non vedo perchè loro debbano capire me", dice) e quindi tocca concentrarsi su ogni singola parola, cercando di trovare un senso a racconti già di partenza assai surrealisti. e lui mica mi da una mano: gigioneggia con la voce come un carmelo bene in vena di scherzi, frammenta le storie con i capricci per avere un'altra birra, fuma come una ciminiera, stronzeggia così tanto da farmi capire che se mai aprirò un locale i pere ubu e/o david thomas & two pale boys siano le ultime persone da chiamare. eppure è un grande, cazzo. darei l'anima per scrivere storie così, e per raccontarle a quel modo, e vaffanculo la buona educazione: siamo punk, mica accademici della crusca. it's rock'n'roll.
alla fine pozzani sale e traduce alcuni testi: parole potenti e visionarie, a quando dei racconti, david?
sinclair invece è vecchissimo, ha l'aria simpatica, parla con chiunque l'avvicini, è l'emblema del radical sessantottino che in fondo crede ancora nel power to the people, e non puoi non affezionarti subito a lui. son quindi più che pronto a godermi la sua esibizione, ma dopo davidone il blues che accompagna le sue poesie suona invecchiato di secoli. peccato, perchè anche li i testi suonano moolto interessanti, solo che finisco per stancarmi...però alla fin fine la sua esibizione dura poco (meno male, avevo un treno da prendere), e riesco a starci dentro.
sinclair comunque sta curando una radio online qui a zena, intervista tutti e verrebbe voglia di chiedergli di fermarsi in città a godersi il caldo e a sfrattare qualche radio locale dalle frequenze per irradiare la sua...ecco, una rivoluzione che mi farebbe assai piacere...

non essendo un appassionato di poesia (la mia ignoranza in materia letteraria è abissale...) non saprei giudicare i poeti che hanno letto le loro opere, quello che so è che nei mondi raccontati da suji kwock kim (ok, sto copiando il nome dal programma...però letto correttamente suona più melodico che a vederlo scritto! giuro!!) non era difficile riconoscermi, e che guido oldani mi da l'impressione di una persona simpatica, di quelle che fa piacere incontrare per farci quattro chiacchere, pure se non gli è piaciuto -a giudicare dalla reazione mi sa che è così- david thomas.
ah, ad aprire un trio di violoncelliste, il trio zephyr: fanno una specie di kronos quartet meno severo, ogni tanto cantano in una lingua inventata, mi fan pensare a certa 4ad. non male, non proprio il mio genere ma non male. (ci sarebbe pure un gruppo che mischia jazz/fusion e poesie, ma lo sciopere dei bus mi costringere a correre a prendere il treno di mezzanotte e mezzo, quindi li vedo giusto iniziare: sorry!)

e sabato c'è john foxx: ridendo e scherzando sto festival mi ha portato in città un bel pò di leggende wave e protopunk (lydia lunch, richard hell, danielle dax, blixa, peter hamill, ray mazarek...andate alla sala sivori e vedetevi la mostra di alberto terrile, un pò di sti nomi ci sono e le foto sono tutte splendide), quindi lunga vita al festival...e per gli anni venturi si potrebbero avere billy childish e jim carroll, please? (sparo alto, ma non si sa mai...magari per qualche cosmica botta di culo li chiamano veramente
un'altra cazzata di intortetor | 15:39 | commenti

giovedì, giugno 19, 2008

memories (are made of this)

frugare tra i cd usati di un negozio, imbattersi in un disco che a cui avevi smesso di pensare, che sai benissimo di avere in cassetta originale comprata ai tempi (1992) ma tanto le cassette chi le ascolta più (e poi c'è troppo la paura che si impigli il nastro, dopo tutti quegli anni, rovinando l'ascolto e i ricordi).

questo disco qui:
strike - la grande anima
cioè "la grande anima" degli strike.

ok, credo di non ascoltare più patchanka e crossoverismi vari dal decennio scorso. ma questi spaccavano, cazzo se spaccavano.
una delle mie band preferite di quegli anni, su vox pop, etichetta che negli anni della mia adolescenza era una garanzia...

band da video su videomusic (ho provato a vedere se youtube li ha, ma la ricerca non ha dato frutti...), da concerti in posti assurdi ma con un casino di gente, testi magari ingenui ma sinceri e divertenti, magari non ti rivoluzionavano la vita, ma la giornata si.

con 5 euri di spesa son tornato diciassettenne. e mi sta bene così.





un'altra cazzata di intortetor | 00:19 | commenti

mercoledì, giugno 18, 2008

de inutilitate

l'altro giorno in un megastore ho passato non poco tempo a meditare su due acquisti totalmente inutili., totalmente inutili, assolutamente inutili.
il primo:
thurston moore - mixtape. l'arte della cultura delle audiocassette
per carità, nulla di male se il buon thurston scrive un libro sulle cassette musicali: in fondo è parte della sua cultura musicale (anzi, verrebbe da sgridarlo per aver ignorato il mondo del tape-trading che vigeva in mondi come l'industrial e il metal estremo: un paio di interviste in quegli ambiti -certamente più interessanti che non sapere che tony conrad ascoltava gli everly brothers- ci sarebbero state bene), ed è parte di chi è cresciuto negli anni '80/'90. e le foto sono belle.
ok, peccato che a parte le foto si legga (a scrocco nel megastore, nel mio caso) in cinque minuti d'orologio, e che la confezione bizzara (più da libro per bambini, a dire il vero) non riesca a giustificarmi i 22 euri di costo. anche se le foto sono belle.
il secondo:
c.c.c.p. - ortodossia II
adoro i c.c.c.p.
oddio, non tutto (resto perplesso già di fronte a una buona metà di "canzoni e preghiere del secondo millennio", e trovo che "epica, etica..." sia un esperimento non del tutto riuscito, con gran belle canzoni ma pure con momenti di noia; il primo dei c.s.i. per me suonerà mooolto meglio, sia come qualità media dei pezzi che come suoni), ma in generale i c.c.c.p. mi piaciono da impazzire.
tanto che alla fin fine mi son fatto buona parte della discografia in vinile e di essa mi mancan solo due 7" ("oh battagliero/guerra e pace" -per inciso: per me uno dei momenti migliori della loro storia, testi lucidissimi e musiche genialmente adeguate- e per l'appunto "ortodossia II" (se facendo due conti vi state chiedendo se ho il 12" picture "compagni cittadini fratelli partigiani" la risposta è si, lo possiedo, nello splendore della stapa su attack punk, così come la mia copia di "affinità divergenze..." in genuino vinile rosso).
"ortodossia II" è il loro primo e.p.
ha quattro pezzi: "live in punkow", "mi ami?", "spara jurij" e "punk islam", quattro perle tra i primissimi d.a.f. e l'hardcore, quattro cinghiate in faccia che fanno male ancora oggi (anche se "live in punkow" fa tenerezza, specie se si è visto "goodbye lenin": voglio il piano quinquennale, la stabilità e il caffè maffo che vendevano nei supermarket dell'est...), e che ancora oggi -vero offlaga disco pax- vantano innumerevoli tentativi di imitazione.
ha quattro pezzi e dura una decina di minuti. e costa 20 euri. cazzo, circa due euri al minuto. manco andare in taxi ha un rapporto tempo/spesa così alto!

due acquisti inutili. tanto lo so che ci casco. e allora che mi lamento a fare?
un'altra cazzata di intortetor | 12:15 | commenti

martedì, giugno 17, 2008

vinyl tragic

ok, è uficiale, a genova è tornato il vinile: passi per negozi specializzati come discoclub, diskotic, on stage e black widow, che di dischi ne han sempre avuto, ma che mi dite del fatto che sia ricordi che fnac che il music store che saturn hanno uno scaffale dedicato al formato?
sono abbastanza vecchio (argghhhh!!!) per ricordarmi di quando ricordi di vinili ne aveva, e pure abbastanza vecchio per ricordarmi i giorni in cui se ne sbarazzò per il culto del nuovo (cd...ma pure i fetenti minidisc, una roba tristissima buona solo per chi la musica la sente solo come sottofondo a basso volume...mi ricordo che lo pubblicizzavano assieme all'orrido "calling elvis" dei dire straits, "incontro al vertice" diceva lo spot, e si è visto come è finita, il formato scomparso tra le pernacchie e la band finalmente sciolta)
ok, la maggior parte dei dischi presenti in quei quattro store sono ristampe (earmark e akarma le label più gettonate, con i loro vinili spessi come i dischi che si lanciano alle olimpiadi), ma c'è pure qualche novità (portished e elvis costello i più frequenti, ma pure i remix di bjork, madonna, e altri), peraltro spesso occupanti quattro o sei facciate, a dimostrazione che il cd farà pure schifo come formato ma i 75 minuti di durata con cui ha viziato gli artisti forse non sono da buttare via...

che succede?
la risposta ad anni di mp3 a basso bitrate?
la ricerca della massima qualità da parte di chi i dischi li compra sul serio?
nostalgia canaglia?
snobismo?

oggi sono ristampe di materiale vecchiotto, fatte però in maniera assolutamente identica all'originale. se ci pensate ne veniamo da un decennio in cui le ristampe sono state uno dei grandi business della musica, tanto che l'arte della ristampa aveva prodotto edizioni mostruose in cui dischi di quaranta minuti venivano "gonfiati" -di inediti, demo, live (comprese le celebri peel session), versioni mono e stereo, remix d'epoca e recenti e via dicendo- fino a ragiungere le dimensioni di un doppio cd, magari con allegato un libretto che arrivava ad essere di una sessantina di pagine e/o un dvd con filmati e videoclip. e ora la gente si va a cercare il vinile dello stesso disco che non ha bonus di sorta ne libretto e costa pure discretamente caro (meno delle edizioni "box", ma pur sempre più dell'edizione in un "normale" cd, che spesso e volentieri viaggia sui 9 euri)...e se i magastore li tengono vuol dire che c'è mercato, a loro delle fissazioni da intenditori non importa nulla (giustamente, altrimenti avrebbero già chiuso), quindi vuol dire che non poca gente si sta comprando quelle edizioni....
certo però che c'è da dire una cosa: quei dischi saranno pure esteticamente belli, ma costano un' iradiddio, spesso più dell'edizione in cd. e se è pur vero che il primo dei black sabbath ha una copertina memorabile che vale l'acquisto, è pur vero che il cd costa sei/sette euri in meno.
che fare?

p.s.
questo post è dedicato alla memoria di esbjörn svensson, che l'anno scorso vidi fare un concerto meraviglioso all'arena del mare...
un'altra cazzata di intortetor | 16:39 | commenti

martedì, dicembre 19, 2006

sfidando critiche e distinguo, ecco i miei best 2006:

dischi (in ordine più o meno alfabetico):
carla bozulich - evangelista
(maronna, che disco: pesantissimo, lontano da certi suoni acustico-piacioni così di moda, ottimo)
circo fantasma - i knew jeffrie lee
(più un aavv che il disco di una band vera e propria, con in mezzo tanti nomi più o meno celebri a far omaggio a un epoca purtroppo perduta)
joan as the police woman - real life
(qualcuno si è finalmente degnato di raccogliere il testimone del fu jeff buckley, con intelligenza e stile. per me disco dell'anno...)
julie's haircut - after dark, my sweet
(il disco che non ci si aspettava ne da loro ne da una band italiana -il genere non è molto "di moda"...-, quasi interamernte improvvisato e strumentale, figlio degli spacemen 3 -e difatti c'è uno di loro in un paio di pezzi- e degli stereolab, e col fantasma dei primi sonic youth dietro la splendida "purple jewel")
organ - grab that gun
smiths+cure=organ.
(un disco tanto delizioso quanto breve, come la loro carriera.
e forse è andata bene così.)
raconteurs - broken boy soldiers
(probabilmente il disco che ho ascoltato di più quest'anno, splendido nel suo rifarsi espressamente al suono a cavallo tra i 60 e i 70)
sonic youth - rather ripped
(il neoclassicismo dei sonic youth: se non li conosci meglio non partire da qui, se li si conosce è un gioiello molto tardi 70s)
tv on the radio - return to coockie mountain
(in realtà sono più new wave di quello che mi aspettavo, pestassero di più sull'acceleratore sarebbero perfetti. ma anche così va benissimo)
thom yorke - the eraser
(probabilmente il disco più cupo dell'anno, eppure sotto il ghiacciaio emotivo c'è tanto d ascoltare con attenzione...)

qualche singolo (non compreso sui dischi sopra indicati):
justice vs simian - never be alone (singolo dell'anno, anche se era dell'anno scorso)
gnarls barkley - crazy (ebbene si!)
wolfmother - woman
gossip - standing in the way of control
klaxons - magik (simian mobile disco mix)
kasabian - empire
jarvis - cunts are still running the world
nelly furtado - meneater
lily allen - smile (e anche il singolo nuovo, quello del video che inizia dentro rough trade)
gogol bordello - santa marinella Laughing
hard-fi - hard to beat

ristampa
this heat - out of the cold storage (box)
(erano in anticipo su tutto, e buona parte dei nomi tra i dischi dell'anno deve loro qualcosa)
a.a.v.v. - confuzed disco
(la meglio gioventù bolognese -e dintorni- di fine anni 70, remixata da gente che ne sa)

live
strokes (torino 15/07)
(immensi, una perfetta macchina da guerra)

film
kyashan - la rinascita
v for vendetta

fumetto:
igort - 5 è il numero perfetto


delusione dell'anno:
primal scream

mi hanno rotto le balle:
pipettes

tutto qui. più o meno.

G.
un'altra cazzata di intortetor | 22:21 | commenti

domenica, dicembre 17, 2006

psychick warriors ov gaia - ov biosphere and sacred grooves (kk 1992)

quando vidi dal vivo i pwog (tanto vale scrivere così, sennò ogni volta è una menata) a intorno alla seconda metà dei '90 erano in due, e fecero un concerto incredibile, una lunga cavalcata introdotta dal rombo di un jet in partenzae finita co un loop di percussioni (dall'età presente alla prima età dell'uomo attraverso un rito ancestrale come è quello della danza? ipotesi neanche tanto bizzarra, tenendo conto che in quel decennio si parlava parecchio di techno-primitivismo, vd. alle voci piercing e tatuaggi tribali), che probabilmente è stata la mia prima esperienza live di musica elettronica.
all'epoca la scarsità di pecunia e le tante, troppe novità epocali che uscivano a getto continuo (bel decennio i 90, sul serio) non mi fecero recuperare questa gemma elettronica, e ora che l'ho trovata usata mi ritrovo a piangere sul tempo passato e perduto.
un gioiello, altro che, diviso in tre parti assolutamente distinte.
la prima -il blocco unico che comprende "the challenge (part one), "linkage" e "the tydes (they turn)"- è più etnico-ambientale, sotto certi aspetti quasi una versione meno "prog" degli orb, la seconda -una sola traccia, "obsidian"- la più techno e tutto sommato la più immediata, la terza -il blocco comprendente "anathema ov jean jacques derrillard", "the challenge (part two", "the key (version)" e "new edge mantra"- è quasi più figlia di certo industrial, fa pensare parecchio a band come 23 skidoo e psichic tv (daltronde venivano da quel giro -notati i titoli e l'uso insistito di "ov"? peraltro nel libretto c'è l'indirizzo del templio della gioventù psichica: chissà che scrivendogli non mi rispondano...GO PAGAN, come recitava una maglietta vista di recente a un concerto), anche se alla fin fine queste mie divisioni teoriche sono puramente arbitrarie, nel senso che quegli elementi (l'ambient, l'etnica, l'industrial, la techno) si ritrovano in tutto il disco, quasi come si affrontasse un frattale composto di parti che si ripetono uguali... 
a fronte di un simile capolavoro uno potrebbe chiedersi come vengano ora considerati i pwog: bene, la risposta è che sono spariti da radar, che di questo disco non si ricorda più nessuno, che pure nelle classifiche sui migliori dischi di musica elettronica (primo esempio che mi viene in mente quella di "mucchio extra" di un paio di anni fa...) sono oggetti messi da parte.

chissà se unj giorno salterà fuori un simon reynolds a ridar loro la dignità che un disco simi le merita...

G.
un'altra cazzata di intortetor | 23:23 | commenti